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19 aprile 2018

Doctor Strange


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Doctor Strange, dottor Stephen Strange (Benedict Cumberbatch). Chirurgo di successo, mani d’oro, supercar sotto casa e armadietto di orologi cult da cui scegliere per ogni occasione. Come nella tragedia greca, l’eccesso di hybris porta alla perdizione: dopo un incidente stradale, eccolo senza l’uso della mani, senza lavoro, senza soldi, senza l’amica e collega, come pure ex amante, Christine (Rachel McAdams).

Quando la medicina tradizionale si dimostra incapace di guarirlo, Strange, che è una persona concreta, un materialista neanche troppo dialettico, si ritrova in una misteriosa enclave in India nota come Kamar-Taj.
Qui, addestrato dall’Antico (Tilda Swinton), creatura androgina e dall’età indefinita, spronato dal compagno di studi Karl Mordo (Chiwetel Ejiofor), diventerà il Signore delle Arti Mistiche. Imparerà a padroneggiare la magia e sarà costretto a scegliere se far ritorno alla sua vita agiata o abbandonare tutto per diventare il più potente stregone vivente e difendere il mondo da Kaecilius (Mads Mikkelsen), stregone che come in Guerre Stellari è passato al Lato Oscuro.

Due fattori colpiscono del film di Scott Derrickson (anche sceneggiatore con C. Robert Cargill): la massiccia dose di umorismo e l’impatto visivo delle immagini (diciamo subito che siamo di fronte a uno dei pochi casi in cui il 3D serve a qualcosa, non solo a far lievitare il prezzo del biglietto).
Trattandosi di una vicenda intrisa di misticismo ed esoterismo era plausibile aspettarsi un tono serio, magari anche serioso. Forse la paura di scontentare il grande pubblico da blockbuster ha suggerito di puntare più sull’ironia, con un paio di battute da antologia. Merito, magari, anche del cast: per essere una megaproduzione USA, tre quarti di esso è di matrice extra States – britannica (Cumberbatch, Swinton, Ejiofor), danese (Mikkelsen), canadese (McAdams).
L’altro asse portante, come detto, del film è l’immersione in un universo visivo affascinante e psichedelico, in parte debitore di Inception e 2001: Odissea nello spazio, in parte originale.

Dell’intera complessa architettura mitopoietica del Marvel Cinematic Universe, Doctor Strange rappresenta, al momento, uno dei tasselli migliori, proprio per il suo equilibrio tra il dover essere una macchina da incassi e la libertà di porsi come produzione innovativa e senza troppi cliché, come nel caso dei due 007 di Sam Mendes.

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