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18 Ottobre 2019

Grande è la confusione all’Hotel Artemis


L’Hotel Artemis vi aspetta. È un mercoledì notte del 2028 e le strade del centro di Los Angeles sono tutte bloccate da tafferugli e manifestazioni. Le forze di polizia della città stanno respingendo violentemente i manifestanti che si sono tinti di blu per perorare la loro richiesta: acqua pubblica.
In tutto questo, si aggirano quattro uomini, con i volti coperti da maschere a teschio, che hanno appena fallito un colpo in banca finendo in uno scontro a fuoco con la polizia.
Feriti e senza altre opzioni, l’unica speranza di sopravvivere è raggiungere prima possibile uno stabile di 13 piani art déco, dalla logora facciata, un tempo un prestigioso hotel, ma adesso un luogo sicuro che nasconde nell’attico un ospedale all’avanguardia. Questo Pronto Soccorso è molto esclusivo, riservato ai soli criminali; l’iscrizione si paga in anticipo e tutte le regole della casa devono essere seguite alla lettera.
A gestire la struttura è una donna incurante del motivo o del perché sei li, conosciuta da tutti come L’Infermiera.
“Uscire è sempre più difficile che entrare”. La sceneggiatura di Hotel Artemis, firmata dall’esordiente Drew Pearce (ma già una solida esperienza di script per cinema e tv) è costellata di questo tipo di frasi, che vorrebbero icastiche e dense di significato, ma suonano posticce e stereotipate.
Il film (che esce da noi un anno dopo l’uscita in patria) è un noir, un omaggio ai gangster movie di serie B, che pasticcia un po’ con la fantascienza (l’ambientazione distopica in una megalopoli dominata dalla multinazionali, una killer con telecamera incorporata nell’occhio….), ma non trova mai la sua strada. D’altra parte sia sa, uscire è sempre più difficile che entrare…
L’unico pregio di Hotel Artemis è Jodie Foster, che si diverte a tratteggiare una Infermiera attempata, cinica, disillusa, fobica e iper professionale. Il suo personaggio di “donna malvissuta che ha perso ogni speranza etc etc” è l’unico che spicchi nel piattume generale. Merito dell’attrice, non del film.

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