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18 giugno 2018

Intermezzo (1)

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«Lei è un uomo dalle molte risorse, signor Reali». L’uomo lo fissò annuendo, ma a Roger sembrava più lo sguardo del macellaio che soppesa la qualità di un pezzo di carne.
«Troppo gentile, signor…» lasciò in sospeso la frase sperando l’altro capisse dove voleva andare a parare.
L’aveva capito, ma non gli diede soddisfazione. «Che importanza hanno i nomi? Anche se le dicessi il mio, lei cosa se ne farebbe? E poi, per dirla con il suo amico, i nomi sono per le pietre tombali».
Una ventina di minuti prima, Roger era uscito di casa per prendere la metropolitana quando era stato fermato da un uomo alto, sulla trentina, con una gran barba fulva. Il tizio gli aveva chiesto un’indicazione stradale, ma dopo averla ottenuta invece di andarsene gli aveva detto che qualcuno, nel bar all’angolo, stava aspettando lui, «Ruggero Reali, detto Roger» e «avrebbe avuto piacere» di scambiare quattro chiacchiere.
Erano passati diversi mesi da quella notte, ma Roger aveva intuito di trovarsi di fronte a una persona della stessa pasta di quelli incontrati a suo tempo e deciso di accettare l’invito.
Passate da poco le undici del mattino, il bar aveva già visto sciamare gli abitudinari della colazione e nell’attesa di quelli della pausa pranzo era vuoto. Il sole splendeva, l’aria era tersa, le vie popolate… rispetto a quella notte di novembre tutto era diverso e Roger si sentì, in parte, rassicurato. Seguì il giovane, che lo accompagnò nel dehor del locale, dove nell’angolo estremo sedeva il suo ospite.
«Il mondo è pieno di falsità» ribatté Roger, ma l’uomo lo bloccò con un gesto della mano «La prego, non scivoli nelle banalità. Piuttosto, perdoni la mia ignoranza, ma cosa c’entra l’opera lirica con i cimiteri?».
Roger rimase un attimo perplesso, poi s’illuminò «Ah già, lei si riferisce al fatto che a un certo punto la radio trasmettesse il Don Giovanni di Mozart…».
«Se non sbaglio, Don Giovanni amava le donne vive, non morte».
«Le spiego. All’inizio dell’opera, Don Giovanni cerca di sedurre una donna, ma è interrotto dall’arrivo del padre della donna, il Commendatore. Don Giovanni lo uccide e scappa. Succedono un sacco di altre cose, ma a un certo punto Don Giovanni e il suo servo Leporello finiscono in un cimitero e s’imbattono nella statua eretta in memoria del Commendatore, il suo monumento funebre. Allora per scherzo Don Giovanni…».
«Tutto chiaro, grazie, lasci pure perdere il resto delle avventure di Don Giovanni».
Capelli bianchi come il pizzetto che gli incorniciava la bocca, vestito con accuratezza, ma senza esibizione, l’uomo lo aveva invitato a sedersi con un gesto amichevole.
Chiesto a Roger cosa gradisse, aveva riferito l’ordine al giovanotto alto, il quale dopo poco era tornato con il caffè macchiato per Roger e un amaro per quello che doveva essere il suo superiore.
Aspettando le ordinazioni, l’uomo aveva dimostrato di conoscere bene, molto bene, Roger e gli aveva chiesto di raccontargli cos’era successo quella notte di novembre. Non era stato un ordine, ma Roger aveva percepito dal tono di voce del suo interlocutore che sarebbe stato meglio assecondarlo.
L’uomo l’aveva ascoltato con attenzione, sorseggiando il suo amaro, senza mai interromperlo, fino a quel momento.
Roger si voltò leggermente all’indietro: il giovane era seduto qualche tavolo più in là, in apparenza immerso nella lettura di un quotidiano sportivo.
L’uomo più anziano richiamò l’attenzione di Roger con un leggero colpo di tosse. «Continui pure, sono tutto orecchi».

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