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22 Aprile 2019

L’Inferno siamo Noi


Noi è un pronome personale. I pronomi personali sono pronomi che indicano chi o che cosa è coinvolto in una comunicazione linguistica. Ai giorni nostri lungo la costa della California del Nord. Adelaide Wilson (Lupita Nyong’o) torna alla sua casa d’infanzia sul mare con il marito Gabe (Winston Duke) e i due figli per una vacanza estiva.
Tormentata da un trauma irrisolto del suo passato, accaduto nel 1986, e sconvolta da una serie di inquietanti coincidenze, Adelaide sente crescere e materializzarsi la sua ossessione e capisce che qualcosa di brutto sta per accadere alla sua famiglia.
Dopo una giornata trascorsa in spiaggia con i loro amici, Adelaide e la sua famiglia tornano a casa. Quando cala l’oscurità, i Wilson vedono sul vialetto di casa la sagoma di quattro figure che si tengono per mano. I quattro si rivelano dei doppi, dei doppelgänger, di Adelaide, del marito e dei figli.

Dovunque io abbia voluto dormire/dovunque io abbia voluto morire/dovunque io abbia toccato la terra/sul mio cammino è venuto a sedersi/un infelice vestito di nero/che mi assomigliava come un fratello (Alfred de Musset, Notte di dicembre, 1835)

Il doppelgänger, il doppio è colui che procede sdoppiato, quindi azzoppo, handicappato. I doppelgänger di Noi sono più brutti degli originali; a parte quello di Adelaide non parlano, ma grugniscono; sono dotati di grande forza fisica e feroce determinazione, ma non altrettanta astuzia. Sono il rimosso, il rispecchiamento brutale dell’american way of life (quando Adelaide le chiede “Chi siete?”, il suo doppio le risponde “Siamo americani”).
Adelaide incontra il suo doppelgänger in una galleria degli specchi e uno dei leitmotiv del film è un versetto di Geremia 11:11 (“Perciò, così parla l’Eterno: Ecco, io faccio venir su loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò”) dove la cifra può essere letta a specchio, ma che ricorda anche l’11 settembre, il giorno in cui gli US (altro gioco linguistico trasparente tra United States e Us-Noi) furono attaccati dall’esterno sul loro territorio per la prima volta dai tempi di Pearl Harbor. I doppi fanno irruzione nella casa dei Wilson, li attaccano all’improvviso dall’esterno nella loro intimità, nella loro proprietà.
A differenza dell’Alice di Lewis Carroll, Adelaide non è andata oltre lo specchio, ma le è bastato guardarsi in uno specchio per portarsi dietro un trauma che esploderà anni dopo.
Jordan Peele (anche sceneggiatore) mescola con accortezza il thriller, l’horror, la fantascienza e il classico tema del “gruppo in fuga in territorio ostile”.
Si diverte a citare Hitchcock (Adelaide per molta parte del film scappa ammanettata come alcuni dei protagonisti dei film di Hitch e alcuni situazioni di immobile tensione pronta a esplodere ricordano Gli uccelli), il Welles della Signora di Shangai, l’horror “politico” alla Romero, in una storia in cui si sente la mano di Jason Blum (il produttore sia di questo film sia della saga de La notte del giudizio).
A un certo punto inciampa in uno “spiegone” che sembra più appiccato che necessario, ma realizza comunque un’opera notevole sia per l’impatto emotivo sia per il suo valore concettuale.

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