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20 Novembre 2019

IT-Capitolo due: paura e raffinatezza a Derry


Ventisette anni dopo IT è tornato, come da tradizione. Pennywise risorge per terrorizzare ancora una volta la città di Derry. Nel frattempo i Perdenti, ora adulti, hanno trovato la loro strada al di fuori della cittadina, tranne Mike, unico del gruppo rimasto in città.
Proprio le recenti sparizioni di nuovi bambini convincono Mike del ritorno del malvagio clown per cui decide di contattare tutti i suoi amici per far in modo che venga mantenuta la promessa di 27 anni prima.
Da lì, tra i ricordi del passato e gli orrori del presente, i perdenti tenteranno di distruggere una volta per tutte il clown, più spietato che mai.

Ci sono sequel che sono peggiori dell’originale (quasi tutti) e sequel che sono migliori dell’originale (Batman Returns per esempio). IT-Capitolo due rientra nella seconda categoria.
Visto con negli occhi questo secondo capitolo (scritto da Gary Dauberman), il primo film sempre firmato da Andres Muschietti ricorda il primo blocco dei film di super eroi, quelli in cui bisogna spiegare al pubblico non addentro alle segrete cose come nasce l’eroe, il suo ambiente, i suoi nemici etc. IT-Capitolo uno visto retrospettivamente sembra appunto un lunghissimo antefatto.
L’impressione è che Muschietti messe sul tavolo le carte con il primo film si sia sentito più libero (per quanto possa esserlo un regista nel meccanismo produttivo e finanziario hollywoodiano) di rimescolarle. Il passato (le azioni e i vissuti dei Perdenti adolescenti) è filtrato, riletto e messo di nuovo in scena alla luce del presente (le azioni e i vissuti dei Perdenti adulti).
Non a caso la parola chiave di IT-Capitolo due è messa in scena: più che sulla narrazione della vicenda – che segue un arco abbastanza canonico, compresi i “messaggi” tanto detestati dai produttori della Hollywood classica (*) – Muschietti si concentra sulla scenografia, gli effetti, gli arredi, i costumi, l’interpretazione, senza mancare di disseminare qualche ammiccamento cinefilo.
Una cura inconsueta in un film a grosso budget e che fa di IT-Capitolo due, oltre che un film più pauroso del Capitolo uno, una produzione superiore (dal punto qualitativo) alla media corrente dei film a grosso budget.

(*) “Se volete mandare un messaggio a qualcuno speditegli un telegramma, ma non fate un film” è la frase, tramandata con qualche variante e variamente attribuita a Jack Warner, Samuel Goldwyn, Louis B. Mayer e altri.

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