Vai a…

Showbiznews

Raccontare il business dello showbusiness

Showbiznews on YouTubeRSS Feed

20 agosto 2018

Knight of Cups di Terrence Malick


Spread the love

Knight of Cups, il Cavaliere di Coppe è una figura dei tarocchi.
Ci sono un principe e una coppa anche in una favola. C’era una volta un giovane principe che fu mandato dal padre, il re dell’Est, fino in Egitto, allo scopo di trovare una perla. Quando il principe arrivò la gente versò lui da bere in una coppa. Non appena il principe bevve dimenticò di essere il figlio di un re, perse memoria della perla e cadde in un sonno profondo.
Il padre di Rick gli leggeva spesso questa favola da bambino. Rick (Christian Bale) è un autore di commedie che vive a Santa Monica. Rick desidera qualcosa di diverso, qualcosa che vada oltre la vita che conosce, ma non sa cosa sia, né come trovarlo.
La morte di suo fratello Billy grava su di lui come un’ombra. Suo padre Joseph (Brian Dennehy) prova a causa di questa perdita degli enormi sensi di colpa. L’altro fratello, Barry (Wes Bentley), sta attraversando un periodo difficile e si è appena trasferito a Los Angeles dal Missouri.
Rick cerca distrazione in compagnia delle donne: Della (Imogen Poots); Nancy (Cate Blanchett), una dottoressa con la quale è stato sposato; una modella di nome Helen (Freida Pinto); Elizabeth (Natalie Portman), che ha messo incinta; una spogliarellista di nome Karen (Teresa Palmer); e una giovane donna che lo aiuta a guardare avanti, Isabel (Isabel Lucas).
Gli sembra che le donne sappiano molto più di lui. Lo avvicinano al cuore delle cose, al mistero. Ma è tutto inutile. Le feste, i flirt, la carriera: nulla lo soddisfa. Eppure, ogni donna, ogni uomo che ha incontrato nel corso della sua vita è servito, in qualche modo, come guida, come messaggero.

Al momento, Terrence Malick ha girato 8 film (mettendo nel conto Weightless, che dovrebbe uscire l’anno prossimo). Di questi, 4 sono capolavori, The New World lo è a metà, To the Wonder il suo peggiore, quello in cui “Malick fa Malick”, imitando se stesso, come capitava anche a Fellini o Kafka.
Detto che un “brutto Malick” (così come un “brutto Woody Allen”) è comunque meglio di tanta produzione corrente, Knight of Cups si colloca nel sottoinsieme dei capolavori mancati.
Ormai il regista texano ha messo a punto la sua cifra stilistica, il suo microcosmo autoriale: flusso di coscienza, sentimento panico della Natura, nessuna logica narrativa classica, salti temporali, frasi sentenziose, straordinaria mobilità della macchina da presa (ancora una volta orchestrata dal tre volte Oscar Emmanuel Lubezki), atmosfere rarefatte, interrogativi esistenziali e cosmici. Un’estetica che diventa esperienza estatica, di fuga dal mondo e dal modo consueto, per chi è in platea.
Sebbene sia un Autore (amato e odiato, studiato, idolatrato etc) anche in questo film Malick sembra confrontarsi con i grandi Autori del passato. Non da citazionista cinefilo e nemmeno da pedante imitatore manierista. Se in The Tree of Life la stella polare era il Kubrick di 2001: Odissea nello spazio e in To the Wonder entrava in gioco Bergman, ora a insufflare la materia è il cinema italiano degli anni Sessanta, Fellini e Antonioni.
Rick è un intellettuale che si vende all’industria culturale e dell’intrattenimento come il Giovanni de La Notte, s’immerge nella Dolce Vita hollywoodiana come Marcello, coltiva rapporti conflittuali con la famiglia, il padre, le donne,la religione, oltre a essere un infedele cronico come Guido in 8 ½
Lo sperpero, la dépense che Rick fa del suo talento e della sua vita, la sua “esistenza inautentica” (per usare un concetto di un filosofo studiato da Malick, Martin Heidegger) è narrato per ellissi, sprazzi, scandito da Exodus di Wojciech Kilar, con un effetto stravolgente e coinvolgente per lo spettatore – a patto che questi accetti la sfida di mettersi in gioco ed entrare nel labirinto malickiano, beninteso.
E allora perché capolavoro mancato? Perché, a nostro parere, Malick non riesce a mantenere compatta la materia che ha saputo squadernare, spalmare sullo schermo con tanta generosità e passione. L’esperimento mistico e alchemico de La sottile linea rossa e The Tree of Life stavolta non riesce del tutto. Un fallimento, un naufragio (per dirla ancora in termini filosofici) che gli fa comunque onore.

Print Friendly, PDF & Email

Tags: , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Altre storie daRecensioni Cinema

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi