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20 Novembre 2019

L’old fashion di Terminator – Destino oscuro


Sono ormai passati più di vent’anni da quando Sarah Connor (Linda Hamilton) ha sventato la fine del mondo, cambiato il futuro e riscritto il destino del genere umano. Dani Ramos (Natalia Reyes), vive una vita tranquilla a Città del Messico insieme al fratello (Diego Boneta) e al padre quando un Terminator di nuova generazione (Gabriel Luna) programmato per uccidere – un Rev-9 – compie un viaggio a ritroso nel tempo per darle la caccia e ucciderla.
La sopravvivenza di Dani dipende dalla sua alleanza con altre due guerriere: Grace (Mackenzie Davis), una donna cyborg proveniente dal futuro, e un’agguerrita Sarah Connor.
Mentre il Rev-9 stermina senza pietà chiunque si frapponga tra lui e Dani, le tre si faranno aiutare da un T-800 (Arnold Schwarzenegger), proveniente dal passato di Sarah, che potrebbe essere la loro ultima speranza.
Terminator-Destino oscuro è il sesto capitolo del franchise di Terminator. È più corretto parlare di franchise anziché di saga perché dopo i primi due film la serie era diventata un mero meccanismo commerciale.

Cancella e riparti

James Cameron (che firma il soggetto con Charles Eglee, Josh Friedman, David S. Goyer e Justin Rhodes, mentre la sceneggiatura è di Goyer, Justin Rhodes e Billy Ray) ha così deciso di riacquistare i diritti e resettare tutto, partendo dal secondo e affidando la regia al Tim Miller di Deadpool.
Strategia azzeccata: Terminator-Destino oscuro affronta i nodi gordiani della trama (la questione spazio-tempo) come Alessandro Magno, a colpi di spada, mentre la regia s’impernia su tre punti cardinali: azione, azione, azione, senza fronzoli e filosofemi.
Il sapore è quello old fashioned di una pellicola bellica di parecchi decenni fa, con la pattuglia sperduta che s’imbarca in una missione suicida e in cui l’inferno è per gli eroi. Il peso dato agli over Hamilton e Schwarzenegger, pari a quello delle giovani leve, è un altro elemento distintivo. Come in Ready Player One, anche se per interposto regista, Cameron ricorda ai giovani leoni di oggi che il cinema di genere che fa da ossatura ai loro lavori è stato forgiato trent’anni fa.
Concessione ai tempi nuovi del #metoo e del Girl Power, il fatto che a parte i due Terminator gli altri protagonisti siano tutte donne.

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