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22 settembre 2017

La torre dei misteri di Clara Sánchez

Il nuovo libro di Clara Sánchez in realtà non è del tutto nuovo. Le mille luci del mattino (Un millón de luces – Garzanti, pp.264, euro 18,60), uscì in Spagna nel 2004 e arriva solo ora nelle nostre librerie, sull’onda del successo de Il profumo delle foglie di limone, Entra nella mia vita, Le cose che sai di me e così via.
È interessante perciò leggerlo alla luce della produzione successiva. Le mille luci del mattino (tradotto da Enrica Budetta) contiene infatti in nuce molto dei romanzi seguenti della Sánchez: l’atmosfera astratta, lucida e opaca al tempo stesso, entro cui i personaggi più che muoversi sembrano scivolare, come pesci in un acquario; il senso di minaccia incombente e di paranoia; le rivelazioni e le agnizioni che si susseguono, che sbucciano a strati le narrazioni create dai protagonisti, smontandole; la narrazione in prima persona; il gusto per il giallo (non a caso Il profumo delle foglie di limone era debitore, per ammissione dell’autrice, del cinema di Hitchcock).
A tenere le fila della storia è Emma, 32 anni, di cui scopriamo che ha grandi occhi e poco altro. Raccomandata dall’ex fidanzato, Emma è assunta nella società di Emilio Rios, nella Torre di Vetro, un grande palazzo-ufficio nel quartiere degli affari di Madrid. Cosa faccia di preciso la società di Rios non si sa, nemmeno Emma, che nel corso dei capitoli passa da receptionist a segretaria dei capi, lo capisce bene.
In realtà Emma sembra divisa tra due atteggiamenti: una curiosità da detective per le vite private dei suoi superiori (Rios, il suo socio Sebastián Trenas, “condannato” a non far nulla come fosse mobizzato, le rispettive mogli) e uno sguardo indifferente, asettico. Qualunque cosa accada – e ne accadono, si tratti della morte di Sebastián, dell’arrivo di nuovi azionisti, delle crisi esistenziali di alcuni e così via – Emma mantiene uno sguardo altro, estraneo, come quello di una macchina fotografica.
Ogni tanto filosofeggia, spettegola con la sua (quasi) amica e collega Vicky, ma in sostanza si lascia vivere, attraversare dal flusso degli avvenimenti che riferisce al lettore con un atteggiamento di fredda resocontazione, proprio di chi non intende farsi coinvolgere in quello che racconta.
È un giallo, questo Le mille luci del mattino? Una specie di sogno o di fantasia che magari esiste solo nella fervida mente romanzesca di Emma? Un omaggio a Kafka e a Polanski, o magari al nostro Buzzati? Al lettore il piacere di scoprirlo.

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