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22 settembre 2017

Io che amo solo te

Io che amo solo te. È quello che Damiano (Riccardo Scamarcio) e Chiara (Laura Chiatti) dovrebbero dirsi l’un l’altra, soprattutto ora che sono alla vigilia delle nozze, in quel di Polignano a Mare.
Ma i due non sono così convinti del grande passo, le remore e i ripensamenti sono sottotraccia e lasciano spazio alle tentazioni. Anche perché i malesseri affondano le radici nell’albero genealogico: Mimì (Michele Placido) e Ninetta (Maria Pia Calzone), rispettivamente padre e madre dei promessi sposi, dovevano sposarsi, ma l’arresto per contrabbando del fratello di lei, Franco (Antonio Gerardi), aveva mandato in fumo il progetto.
Ora Franco è uscito di galera ed è pronto per accompagnare all’altare la titubante nipote, contornati da una grande, complicata famiglia.
Soporifero. Difficile trovare un altro aggettivo che riassuma il film di Marco Ponti (sceneggiatore con Luca Bianchini e Lucia Moisio, al lavoro sul romanzo omonimo dello stesso Bianchini).
Il ritmo è lasco, le situazioni telefonate, le interpretazioni oscillano tra lo svogliato e il poco credibile. Basti dire che la più convincente del cast è una “non attrice” come Eva Riccobono.
A far da cornice alla esile storia, paesaggi che definire da cartolina è per una volta azzeccato. Io che amo solo te, alla fine, più che un film è un lungo e noioso spot per la Puglia.
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