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22 settembre 2017

Il ponte delle spie

ST. JAMES PLACEIl Ponte di Glienicke, a Berlino, era conosciuto come “il ponte delle spie”, negli anni della Guerra fredda. Qui americani e russi si scambiavano i rispettivi spioni catturati. E qui finisce, come negoziatore, James Donovan (Tom Hanks), un legale assicurativo di Brooklyn.
Donovan era stato chiamato come legale di Rudolf Abel (Mark Rylance), un agente sovietico sotto copertura, arrestato e condannato. Quando nel 1957 i sovietici abbattono un aereo-spia degli Usa e ne catturano il pilota Francis Gary Powers, Donovan riceve l’incarico ufficioso di trattare per uno scambio: Abel contro Powers.
Abile stratega, Donovan dovrà fare ricorso a ogni risorsa e al suo senso morale per portare a termine una missione che non esiste e nessun governo gli ha assegnato.
ST. JAMES PLACEUn uomo qualsiasi si trova coinvolto in situazioni più grandi di lui. Per uscirne vivo, deve attingere alla sua forza morale, alla sua intelligenza, a una discreta dose di astuzia e capacità di arrangiarsi. A parte Indiana Jones, questo è l’identikit del tipico eroe al centro del cinema di Steven Spielberg, da Duel in poi, e Donovan rientra nella tipologia.
Il ponte delle spie rientra quindi nei canoni del regista di Cincinnati, ma con degli elementi in più.
Molte forte è l’eco del cinema di Hitchcock, con l’idea di mettere al centro dell’intrigo spionistico non un professionista, ma un dilettante allo sbaraglio che si rivela più bravo e fortunato dei professionisti (non a caso nella filmografia di Hitchcock l’unico film sbagliato fu Topaz, in cui appunto agivano spie professioniste e non persone comuni).
PosterAltro punto di forza, la sceneggiatura di Joel ed Ethan Coen, che hanno lavorato con Matt Charman. I Coen, in tema di spionaggio, avevano fatto un passo falso con Burn after reading-A prova di spia, ma stavolta hanno architettato un copione compatto ed emozionante.
L’ironia e il cinismo tipici del loro cinema stemperano la tendenza all’enfasi e al sentimentalismo di Spielberg e il finale, che ad alcuni è sembrato sdolcinato, è il giusto mix tra l’approccio Coen e quello Spielberg
Pennellate decisive vengono infine dal cast, in cui, oltre a un ottimo Hanks, spicca l’attore di matrice shakespeariana Rylance, in grado di tratteggiare il suo Abel con pochi, decisivi tratti.

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