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22 settembre 2017

Premonitions

Premonitions, premonizioni. Il dono o la maledizione del dottor John Clancy (Anthony Hopkins): può vedere nel futuro. Una caratteristica che in passato ha portato Clancy a collaborare con l’FBI, soprattutto l’agente Joe Merriwether (Jeffrey Dean Morgan).
Tuttavia, dopo la morte della figlia e la separazione dalla moglie, Clancy ha abbandonato tutto e si è ritirato in campagna. Qui è raggiunto da Merriwether e dalla scettica collega Katherin Cowles (Abbie Cornish): c’è un serial killer in città, un maestro del delitto perfetto che solo Clancy può stanare.
Quello che nessuno, nemmeno lui, aveva previsto era che l’assassino, Charles Ambrose (Colin Farrell) è come Clancy: anche lui ha delle premonizioni e questo lo mette sempre almeno una casella avanti nello scacchiere.
Un film ingarbugliato. A partire dalla sua genesi. Doveva essere un sequel di Seven, poi è rimasto in freezer un paio d’anni e ora arriva nelle sale con un titolo, Premonitions, che non rispecchia certo quello originale, Solace.
Anche la sceneggiatura di Sean Bailey e Ted Griffith segue strade peculiari. Si parte con quella che sembra la solita caccia al solito serial killer, arricchita dal ricorso al paranormale (le capacità di Clancy), ma dopo poco il film di Afonso Poyart cambia rotta.
Anche la messa in scena molla presto gli ormeggi del realismo: Clancy partecipa alle incursioni dell’Fbi come fosse un agente sul campo; un’anatomia è eseguita alla presenza di tutti i personaggi e solo il chirurgo indossa il camice, mentre gli altri si comportano come a un cocktail party; Clancy non solo vede il futuro, ma conosce anche il passato delle persone, almeno quello della Cowles e così via.
Bizzarrie e incongruenze che non affondano il film, ma anzi gli danno un surplus d’interesse e coinvolgimento, a patto di non aspettarsi una storia canonica e con tutti gli stereotipi al posto giusto. Ovviamente non siamo in presenza di un nuovo Seven, ma di un film con una sua personale, strampalata, originalità.

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