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24 novembre 2017

Sopravvissuto – The Martian

Sopravvissuto a una tempesta di sabbia su Marte, l’astronauta Mark Watney (Matt Damon) si rtrova abbandonato sul Pianeta Rosso, dato che i compagni dell’Ares 3 lo considerano morto.
In realtà Mark è scampato alla morte quasi per caso e ora deve fronteggiare una lunga attesa: quattro anni prima che Ares 4 sbarchi sul pianeta per una missione già programmata da tempo.
Il problema è che Watney, pur rifugiatosi nella base allestita sul pianeta, non ha abbastanza scorte alimentari per sopravvivere così a lungo. A meno che aiutato dalle sue competenze scientfiche (è un biologo) e dalla sua indomabile voglia di non mollare non riesca in un’impresa impossibile: far crescere patate su Marte e trovare il modo di comunicare con la Terra.
Dove la Nasa ha messo in piedi un’équipe per salvarlo. Sulla nave Hermes, intanto, i compagni di Watney, con in testa il capitano Lewis (Melissa Chastain), stanno per essere informati che Mark è vivo.
Alla sua quarta esperienza nella fantascienza, Ridley Scott (al lavoro su una sceneggiatura di Drew Goddard tratta dal bestseller di Andy Weir) disegna un nuovo ritratto di antieroe, come lo erano la camionista spaziale Ripley (Alien) e il detective disilluso e stanco Deckard (Blade Runner) – taciamo dell’infelice Promethues.
Dopo l’enfatico Exodus – Dei e re, Scott riduce all’osso la messa in scena, senza rinunciare al suo proverbiale gusto per l’immagine costruita al limite del patinato. Mark Watney è anche lui una specie di onesto lavoratore dello spazio che per una serie di sfortunati eventi si trova catapultato in una pericolosa, grande avventura.
Se la cornice narrativa è fantascientifica (facile pensare a Gravity), il nucleo di Sopravvissuto – The Martian è quello, molto più terrestre, dell’uomo costretto a sopravvivere in un ambiente ostile. Da Robinson Crusoe a Cast Away, un classico.
Come scrive Lou Lumenick sul New York Post, “è il film migliore di Scott e di Damon, un’avventura semplice ed emozionante, senza tutte le trappole metafisiche ed emozionali di Interstellar”. E con una bella dose di ironia, aggiungiamo noi, sopratutto nei richiami alla cultura pop (Happy Days, Il signore degli anelli) e nella colonna sonora, quasi per intero anni Settanta.

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