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24 novembre 2017

Spectre

All’inizio Spectre è solo un simbolo, un anello con inciso una piovra. Un indizio che James Bond (Daniel Craig) trova durante una sua personale missione a Città del Messico, dove sventa un attentato dinamitardo (facendo crollare comunque qualche palazzo) ed elimina l’agente nemico Marco Sciarra (Alessandro Cremona).
In conflitto con M. (Ralph Fiennes), a sua volta tenuto sotto scacco da Max Denbigh (Andrew Scott), capo dei nuovi servizi segreti congiunti, Bond, con la complicità di Q (Ben Whishaw) e Moneypenny (Naomie Harris), va a Roma. Salvata la vita alla vedova di Sciarra, Lucia (Monica Bellucci), 007 s’introduce nella convention della Spectre, per scoprire che essa è guidata da una sua vecchia conoscenza, il fratellastro Franz Oberhauser (Christoph Waltz).
Indirizzato da un altro personaggio del suo passato, Mr White (Jesper Christensen), Bond si unisce alla figlia di questi, Madeleine Swann (Léa Seydoux), per fermare i piani globali della Spectre.
Se Skyfall era quasi un capolavoro nella sua miscela di cinema d’autore e produzione di genere, questo 007 numero 24 (27 se contiamo anche gli apocrifi e un film-tv del 1954) si presenta comunque come un eccellente prodotto, in ottima posizione nella classifica di tutti i film ispirati al personaggio forgiato a suo tempo da Ian Fleming.
Il copione scritto da Neal Purvis, Robert Wade, John Logan e Jez Butterworth ancora una volta punta sull’approfondimento psicologico, non solo sull’azione. Una strategia che ormai è il contrassegno degli 007 dell’era Craig e non a caso in questo film i gadget sono ridotti al minimo, un bella differenza dalle pellicole con Pierce Brosnan, in cui 007 sembrava più un piazzista di giocattoli ipertecnologici che un agente segreto.
Sam Mendes dal canto suo orchestra il tutto con grande senso dello spettacolo, ma non dimentica di essere un autore, non un mero esecutore. Instilla nel film malinconia, senso di morte (il film inizia con la Festa dei morti messicana, occasione per un virtuosistico piano-sequenza, per non parlare dell’agguato a Lucia Sciarra, scandito da un salmo orchestrato da Vivaldi), conflitto con le figure famigliari e di potere (Madeleine contro Mr White; Oberhauser contro Bond, un confronto che ricorda quello tra Moriarty e Sherlock Holmes; l’arroganza modernizzatrice di Denbigh).
A questo punto la sfida per il Bond numero 25 sarà di mantenere questi standard, a meno di non cadere nella bieca serialità di Indiana Jones o Star Wars.
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