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22 settembre 2017

Storie sospese

Storie sospese come quelle di Thomas (Marco Giallini), che lavora per mettere in sicurezza le pareti del versante di un monte. Un incidente improvviso, che porta alla morte di uno di loro, causa la chiusura del cantiere e il licenziamento dei rocciatori. Un ex collega Ermanno (Antonio Gerardi) gli offre un lavoro in un paesino abruzzese dove la sua ditta sta costruendo un tunnel autostradale.
La costruzione del tunnel però sembra provocare danni alle case. A capeggiare la protesta sono il geometra Bucci (Giorgio Colangeli) e Giovanna (Maya Sansa) – maestra della scuola chiusa a causa dei lavori.
Thomas, assistito da un giovane geologo, Alessandro (Alessandro Tiberi), inizia un lavoro di “monitoraggio” e messa in sicurezza della zona.
Le polemiche aumentano e gli abitanti si dividono tra chi considera i lavori una possibilità economica e chi si preoccupa dell’incolumità della gente. Nonostante Thomas viva a contatto con queste difficoltà, immerso nella realtà di un paese che si sgretola, la sua stabilità emotiva subisce un crollo.
È un presente, quello che vive, in cui non sa più stare, stordito dall’abbrutito isolamento.
Come detto a proposito di In un posto bellissimo, molti registi italiani scambiano il serio con il serioso. Per cui se un tema è serio, il registro dev’essere serioso. Dimenticandosi dell’aurea sentenza di Nabokov “L’ironia non toglie nulla al patetico”.
Stefano Chiantini (autore anche di soggetto e sceneggiatura con Luca Benedetti, Chiara Atalanta Ridolfi e Marta Manzotti) immerge la vicenda in un universo plumbeo e piuttosto irreale, in cui predominano mestizia e malinconia.
Con risultati però contrari a quelli sperati: invece di creare nello spettatore un sentimento di empatia, i personaggi risultano urticanti, quasi fastidiosi nel loro essere stereotipi. Quindi Thomas è perennemente ingrugnito – anche perché Giallini in questo film adotta la maschera brusca, che è l’altra faccia di quella simpatica che sfoggia nelle commedie; Alessandro un giovane idealista destinato a un brusco risveglio; Giovanna una pasionaria “senza se e senza ma” e così via.
Colpisce poi che in un paesino abruzzese nessuno parli in dialetto o ne abbia almeno l’accento, a parte forse il geometra Bucci. Come nel film di Cecere, anche qui tutti i personaggi sono stati catapultati da altri mondi?

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