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24 novembre 2017

The Lobster

Lobster. Un’aragosta. È l’animale in cui vorrebbe essere trasformato David (Colin Farrell). David vive in un mondo futuro oppressivo, la Città: qui le persone non possono vivere da sole.
Se divorziano o perdono il partner, devono trasferirsi in un albergo-prigione, l’Hotel, dove hanno 45 giorni per trovare una nuova anima gemella. Scaduto il termine, saranno trasformate in un animale a loro scelta. David, che si è trasferito nell’Hotel in compagnia di un cane che un tempo era suo fratello, opta fin da subito per una metamorfosi in aragosta.
Fuori dall’Hotel, nei boschi, vivono i Solitari. Ribelli che sono fuggiti dalla Città e ora sono prede per i cacciatori: ogni Solitario catturato dà diritto a un giorno in più nell’Hotel.
Quasi allo scadere del termine, David si ribella e si unisce ai Solitari. Qui le regole sono rigide e speculari a quelle della Città: proibito ogni contatto fisico ed emotivo, l’ascolto della musica in gruppo, qualsiasi attività collettiva.
I Solitari vivono sotto il crudele controllo di una donna (Lèa Seydoux), ma David e la Donna Miope (Rachel Weisz) infrangono le regole, sviluppando un sentimento d’amore.
Nel film di Yorgos Lanthimos (anche sceneggiatore con Efthimis Filippou) si succedono gli avvenimenti più crudi e dolorosi, ma sempre osservati e narrati con tono distaccato, scientifico. Anche gli attori si muovono abulici, come personaggi di un dramma che non li riguarda. Spicca in particolare Colin Farrell, ingrassato e imbolsito, finalmente lontano dai soliti stereotipi del bad boy.
Altro elemento di pregio di The Lobster, il non essere un apologo fantascientifico, distopico, sulla contrapposizione tra il Potere algido e totalitario e l’Amore anarchico e che alfine trionfa. Tutt’altro.
I due gruppi sociali, quelli della Città e i Solitari, sono speculari nella loro follia paranoide, con i secondi che assomigliano agli inquietanti Uomini libro del finale di Fahrenheit 451 (il finale del film di Truffaut, non del libro di Bradbury). David e la Donna Miope sono degli outsider, dei reietti, ma lui non è un eroe senza macchia e senza paura, anzi.
Curioso oggetto cinematografico difficile da identificare, The Lobster è un’esperienza da affrontare, disturbante. Un film che lascia dentro un senso di malessere e molte domande irrisolte, lontano dai soliti e rassicuranti schemi narrativi.

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