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22 settembre 2017

Woman in Gold

Woman in Gold o Ritratto di Adele Bloch-Bauer. Il Il doppio titolo del quadro di Gustav Klimt è la chiave della battaglia giudiziaria di Maria Altmann (Helen Mirren). Adele Bloch-Bauer era sua zia, morta prima dell’Anschluss, l’annessione dell’Austria da parte della Germania nazista.
Con l’arrivo della svastica a Vienna, i Bloch-Bauer furono espropriati di ogni bene, compreso il quadro di Klimt e finirono deportati. Maria e suo marito si salvarono in maniera rocambolesca, rifugiandosi in America.
Sessant’anni dopo, Maria e il suo avvocato, Randy Schoenberg (Ryan Reynolds), nipote del compositore Arnold, iniziarono uno scontro lunghissimo con il governo austriaco perché il dipinto di Klimt fosse restituito ai legittimi proprietari.
Simon Curtis, il regista (la sceneggiatura invece è di Alexi Kaye Campbell), viene dalla televisione e si sente: Woman in Gold sarebbe un corretto sceneggiato BBC senza la gigantesca interpretazione di Helen Mirren.
Senza di lei, il film fila su dei binari prevedibili e ben oliati; quando entra in scena la Mirren si entra in una dimensione superiore, carismatica. Un’esperienza che vale il prezzo del biglietto.

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