Vai a…

Showbiznews

Raccontare il business dello showbusiness

Showbiznews on YouTubeRSS Feed

18 luglio 2018

Stronger antidoto alla retorica


Spread the love

Stronger. Più forte. Come Jeff Bauman (Jake Gyllenhaal), un 27enne che era alla maratona di Boston per provare a riconquistare l’amore della sua ex-ragazza Erin (Tatiana Maslany). È lì al traguardo ad aspettarla quando le bombe esplodono, provocandogli la perdita di entrambe le gambe.
Dopo aver ripreso conoscenza in ospedale, Jeff aiuterà la polizia a identificare uno degli attentatori, ma la sua battaglia personale sarà soltanto all’inizio. Dovrà affrontare lunghi mesi di riabilitazione fisica ed emotiva, trovando in se stesso e nel supporto di Erin e della sua famiglia la forza per reagire.
All’attenato alla maratona di Boston di cinque anni fa era già stato dedicato Boston-Caccia all’uomo, con Mark Wahlberg. Stronger, diretto da David Gordon Green e sceneggiato da John Pollono partendo dal libro autobiografico scrittto dallo stesso Bauman e da Bret Witter (edito in Italia da Piemme) rovescia la prospettiva.
Semplificando, dalla caccia agli attentori al racconto in prima persona di una delle vittime. Sulla carta, una storia molto americaa di caduta e riscatto. Jeff è un ragazzo qualunque: lavora in un supermercato, è innamorato di Erin, ama passare le serate al pub con gli amici e va pazzo per il baseball. L’attentato spazza via le gambe e la sua vecchia vita.
Green, Pollono e Gyllenhaal (anche produttore) incorniciano il racconto, come detto, nella classica parabola del “solo chi cade può risorgere”, ma lavorano di sottrazione, di levare, non di accrescere.
Poca enfasi, poca retorica, molto realismo, anche brutale. La madre di Jeff (una irriconoscibile e bravissima Miranda Richardson) è una donna sovrappeso con un debole per la bottiglia che si aggrappa alle dive dei talk-show come fossero amiche fidate. Jeff non è un eroe, né prima né soprattutto dopo, quando ha difficoltà a gesitre sia la menomazione sia la popolarità che gli è caduta addosso suo malgrado.
Anche l’incontro tra Jeff e l’uomo che gli ha salvato la vita nei secondi dopo l’attentato è risolto con parsimonia, schivando le trappole della facile commozione: una confessione serrata in un anonimo caffè, nell’indifferenza generale, senza musica.

È un peccato che questo film, che andrebbe proiettato nelle scuole, esca nelle nostre sale a luglio. Speriamo gli spettatori sappiano apprezzarlo e valorizzarlo come merita.

Print Friendly, PDF & Email

Tags: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Altre storie daRecensioni Cinema

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi