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18 luglio 2018

Tomb Raider kermesse dell’usato sicuro


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Lara Croft (Alicia Vikander) non ancora Tomb Raider. Quando la conosciamo, è la fiera e indipendente figlia di un eccentrico avventuriero, scomparso quando lei era ancora adolescente. Divenuta una giovane donna di 21 anni, priva di qualsiasi obiettivo o scopo reale, Lara gira per le caotiche strade alla moda di East London lavorando come corriere in bicicletta, riuscendo a malapena a guadagnare i soldi per l’affitto.
Schierandosi esplicitamente contro l’ultimo desiderio del padre, Lara si lascia tutto alle spalle alla ricerca della sua ultima destinazione nota: una tomba leggendaria nascosta su un’isola mitologica, che potrebbe trovarsi al largo delle coste del Giappone. Ma la sua non sarà una missione facile; solo raggiungere l’isola si rivelerà estremamente pericoloso. Improvvisamente, la posta in gioco per Lara sarà talmente alta, che – contro ogni probabilità e armata solo della sua intelligenza e della sua innata testardaggine – dovrà imparare a spingersi oltre i propri limiti, nel suo viaggio verso l’ignoto.

Diretto da Roar Uthaug e scritto da Geneva Robertson-Dworet e Alastair Siddons, Tomb Raider riparte da zero, da bravo reboot del personaggio ideato per una serie di videogiochi già portato sullo schermo da Angelina Jolie in due film dallo scarso peso specifico.
Ormai cronicamente incapace di forgiare nuovi personaggi e nuove storie, il cinema mainstream delle multinazionali scommette sul salto nei pop-corn movies di un’attrice da produzioni indipendenti e spesso in costume. Per evitare però ulteriori shock e scongiurare delusioni tra il largo pubblico (cui giustamente il film si rivolge) la produzione tira il freno a mano su tutto il resto, a scanso di ogni altro rischio di originalità e innovazione.
La sceneggiatura perciò sembra fatta con le collezioni di “frasi fatte da cinema americano” che girano sui social (non manca nemmeno l’inascoltabile “Questo farà più male a me che a te”), oltre che con echi e rimasugli dalla saga di Indiana Jones, La Mummia (quella con Tom Cruise), L’ultimo dei Mohicani. La regia, dal canto suo, vola a livello piatto. Un esempio: quando la macchina da presa inquadra un oggetto, un secondo dopo quell’oggetto entrerà in gioco, immancabilmente.
In questa kermesse dell’usato sicuro spiccano, loro malgrado, gli attori. La Vikander dà alla sua Lara una fragilità e un’umanità che arricchiscono il personaggio – il quale peraltro nei momenti d’azione sopporta cuciture d’emergenza come Rambo e assorbe i colpi più duri in maniera istantanea. Walton Goggins, il cattivo del film, ha dei lampi di follia conradiana nella sguardo. I veterani Kristin Scott-Thomas e Derek Jacobi sbrigano in fretta il loro compito pensando all’incasso.

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