Vai a…

Showbiznews

Raccontare il business dello showbusiness

Showbiznews on YouTubeRSS Feed

7 Dicembre 2019

Un Joker espressionista


Il Joker, Arthur Fleck, cammina per le strade sporche e malate di Gotham City, una metropoli gonfia di rabbia repressa.
Arthur indossa due maschere. Una se la dipinge per svolgere il suo lavoro come pagliaccio durante il giorno. L’altra non se la può mai togliere: è la maschera che mostra nell’inutile tentativo di sentirsi parte del mondo che lo circonda, che nasconde l’uomo incompreso che la vita sta ripetutamente abbattendo.
Senza un padre, Arthur ha una madre fragile, che lo chiama “Happy” e gli ripete che è venuto al mondo per diffondere gioia e risate. Ma Arthur il Joker farà esplodere, con la sua risata malata, il malunore e la frustrazione dei cittadini di Gotham City. Perché la sua missione come canta Frank Sinatra in That’s Life, è essere “a puppet, a pauper, a pirate / A poet, a pawn and a king/ I’ve been up and down and over and out”.
JokerIl logo della Warner Bros disegnato da Saul Bass nel 1972 e in vigore fino al 1984 e siamo già nel clima del film di Todd Philipps (anche autore dello script con Scott Silver). Gotham City come la New York infetta di Taxi Driver, tra i sogni di gloria di chi vuol essere Re per una notte. Mentre al cinema danno Blow Out… Martin Scorsese, Brian De Palma, la “New Hollywood” degli anni ’70 del secolo scorso.
Fleck come Travis Bickle, giustiziere della notte ossesionato dal bianco (come la biacca che Arthur si spalma sul volto e sulla lingua al culmine della sua parabola-trasformazione in Joker) o il comico fallito Rupert Pupkin. Tuttavia Philipps si muove come De Palma al suo meglio (Blow Out appunto): filtra il cinema del passato, lo rielabora nelle categorie del presente, lavora sul confine tra citazionismo, cinefilia, nostalgia. Non a caso Phillips oltre alla trilogia della Notte da leoni è anche autore del bizzarro Starsky & Hutch (2004), rivisitazione ironica e straniata di un prodotto tv di culto degli anni ’70.
Fleck dice di non essere interessato alla politca, sebbene nel film diventi un messia selvaggio per i cittadini meno abbienti di Gotham e Phillips gioca con i rimandi a Occupy Wall Street e ai movimenti anti-establishment, ma soprattutto costruisce un mondo espressionista, inquietante e disturbante. Un conglomerato dove realtà e fantasia sfumano l’una nell’altra e allo spettatore riesce difficile capire le differenze. E in cui la prova di Joaquin Phoenix è monumentale.

Print Friendly, PDF & Email
Share

Tags: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Altre storie daRecensioni Cinema

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi