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20 settembre 2018

Un sogno chiamato LA LA LAND


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LA LA LAND è Los Angeles, la terra dei sogni (che s’infrangono, che si realizzano), lo scenario per storia d’amore tra un’attrice e un musicista.
Mia (Emma Stone) è un’aspirante attrice che, tra un provino e l’altro, serve cappuccini al bar degli studios della Warner. Sebastian (Ryan Gosling) è un musicista, fanatico purista del jazz, che sbarca (male) il lunario suonando nei piano bar.
Dopo alcuni incontri casuali, fra Mia e Sebastian esplode una travolgente passione nutrita dalla condivisione di aspirazioni comuni, da sogni intrecciati e da una complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco. Ma quando iniziano ad arrivare i primi successi, i due scopriranno che quando vogliono rovinare qualcuno, gli dei favoriscono i suoi piani.

Scritto e diretto dal ragazzo prodigio Damien Chazelle, LA LA LAND ha fatto vincere il premio per l’interpretazione a Venezia a Emma Stone e fatto il pieno ai Golden Globes. Ha ricevuto 14 nomination agli Oscar. Ma non è un capolavoro. Ripartiamo dai fondamentali. Cos’è un capolavoro? Il Dizonario Treccani ci risponde: “La migliore in una serie di opere di un artista, di uno scrittore, o di un’età, di una scuola”, ma anche “Opera (e per estens. anche azione, impresa, comportamento) eccellente in genere”.
Chazelle è al suo terzo film, quindi dire che con LA LA LAND ha già realizzato il suo capolavoro (prima definizione) sarebbe quantomeno prematuro. LA LA LAND non è “eccellente in genere” (seconda definizione)? No. È una festa per gli occhi, coinvolge. Chazelle sa come giocare le sue carte, emozionare, in alcuni momenti stupire, ma appunto c’è un eccesso di gioco linguistico, di citazionismo (da 8 ½ ai film della coppia Astaire-Rogers ai capolavori, quelli sì, di Minnelli e così via).
In alcuni momenti vien da pensare a due film di Woody Allen: Tutti dicono I love you (peraltro, nella fascia bassa della classifica dei lavori alleniani) e Café Society (fascia alta della classifica).
Come nel primo film citato, Gosling e la Stone sono bravissimi attori che cantano e ballano (però nella pellicola di Chazelle testi e musiche sono originali), non entertainer completi (come Gene Kelly, Fred Astaire etc etc). E un po’ come in Café Society, la malinconia tinteggia la spumeggiante tavolozza di LA LA LAND.

PS Come scrive Alberto Crespi sull’Unità: “Rifare certi generi (il musical in primis) con la grazia e la genialità del passato è molto, molto difficile. E se Ryan Gosling, il 26 febbraio, riceverà il premio sempre negato a Fred Astaire saremo contenti per lui, ma ci permetterete una sommessa, silenziosa imprecazione”.

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