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16 Dicembre 2018

L’uomo che uccise Don Chisciotte


L’uomo che uccise Don Chisciotte era una versione del capolavoro di Miguel de Cervantes girata da Toby Grisoni (Adam Driver), cinefilo appassionato e purista, in bianco e nero e usando non attori, ma gli abitanti di uno sperduto paesino della Spagna. Anni dopo Toby è un affermato regista pubblicitario che ha barattato i suoi sogni con i soldi della produzione seriale di spot. Proprio mentre ne sta girando uno ispirato al Don Chisciotte, Toby si accorge di essere vicino al paesino di Los Sueños dove aveva girato L’uomo che uccise Don Chisciotte, della cui pellicola si erano perse le tracce.
Toby torna a Los Sueños e scopre cosa è successo ai suoi “attori”. Sancho Panza è morto di alcolismo, Dulcinea (Joana Ribeiro) inebriata dalle illusioni instillatele da Toby, è fuggita a Madrid a fare la escort. Ma soprattutto il vecchio calzolaio scritturato come Don Chisciotte (Jonathan Pryce) ha confuso la fantasia con la realtà e vive trincerato in un baraccone dove viene proiettato il vecchio film di Toby, convinto di essere davvero il Cavaliere dalla triste figura.
Coinvolto suo malgrado in una serie di avventure comiche e sempre più surreali, Toby è costretto a vestire i panni di Sancho e ad accompagnare il “suo” Chisciotte nel vagare da cavaliere errante.
“È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno” la frase di Italo Calvino potrebbe sintetizzare l’approccio di Terry Gilliam al classico di Cervantes. La sceneggiatura di Gilliam e di Tony Grisoni (no, non è un refuso) attualizza, aggiorna la vicenda (a un certo punto entra in gioco anche un oligarca russo), ma senza perderne né lo spirito né gli snodi narrativi risolutivi.
Il capolavoro barocco della confusione tra realtà e illusione, scoglio su cui erano già infranti lo stregone disarmato Orson Welles e lo stesso Gilliam quasi vent’anni fa (un naufragio raccontato da Keith Fulton e Louis Pepe nel loro documentario Lost in La Mancha), sarebbe potuto diventare una specie di elogio nostalgico del cinema, delle illusioni perdute, dei sogni infranti e così via.
Per fortuna l’istinto onirico, visivo e narrativo, di Gilliam e soprattutto il suo senso dell’ironia salvano spettatori e film da queste imbarazzanti derive. Sfruttando ogni risorsa del budget, del talento dei suoi attori e dell’inventiva della troupe, Gilliam schiva le trappole sia del barocchismo artificioso sia di quello che è ormai è un genere, “il cinema nel cinema”. Ci fa salire su una giostra finta, ma più vera del vero.

PS In The Wife-Vivere nell’ombra (in sala dal 4 ottobre) Jonathan Pryce interpreta uno scrittore premio Nobel che parlando della letteratura cita Don Chisciotte. Casualità o voluta citazione?

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