Nella guerra alla droga non ci sono regole. La lotta della CIA al narcotraffico fra Messico e Stati Uniti si è inasprita da quando i cartelli della droga hanno iniziato a far passare terroristi islamici oltre il confine americano.
Per combattere i narcos l’agente federale Matt Graver (Josh Brolin) dovrà assoldare il misterioso e impenetrabile Alejandro (Benicio Del Toro), la cui famiglia è stata sterminata da un boss del cartello. Alejandro scatenerà una vera e propria, incontrollabile guerra tra bande in una missione che lo coinvolgerà in modo molto personale.
A cosa servono i sequel? E nello specifico, a cosa serve Soldado, sequel dell’eccellente Sicario, firmato da Denis Villeneuve nel 2015? Alla domanda generale, sarebbe facile rispondere: a far incassare sfruttando personaggi già conosciuti dal pubblico, in quale (si spera) è contento di ritrovarli.
Escludendo i serial dell’epoca del muto e la saga di James Bond, il sequel come lo conosciamo adesso nasce a metà degli anni Settanta del secolo scorso, nel 1974, con Il Padrino-Parte II, nato sulla scia dell’inaspettato successo del primo. Tre anni dopo ci fu un altro exploit, Guerre stellari-Star Wars e così via, fino al Marvel Cinematic Universe e ai suoi epigoni, contrassegnati da alterne fortune al botteghino.
Azzeccato un filone, un’industria a corto di idee lo spreme fino allo sfinimento. Inoltre il proliferare delle serie tv non auto-conclusive ha ormai assuefatto il pubblico all’idea della narrazione in potenza infinita.
Veniamo alla domanda più specifica. A cosa serve Soldado? Come sequel, a poco. Il film di Stefano Sollima (sceneggiato da Taylor Sheridan) riprende le fila più o meno da dove si era chiuso Sicario, con uno squilibrio. La mancanza di un vero personaggio femminile (la Cynthia Foards di Catherine Keener è poco più di una comparsa) fa scivolare il film verso un confronto tra maschi Alpha pronti a flettere i muscoli e a sfoderare le armi ogni due per tre.
Costellato da discreti “buchi” narrativi (personaggi che prima sono in macchina, poi a piedi; notti che durano 48 ore; percorsi narrativi in apparenza centrali che si perdono nel deserto etc) Soldado ambisce a essere un western contemporaneo, come in un romanzo di Cormac McCarthy, ma appare più come un esercizio di stile. Il tormento e il cinismo dei protagonisti di Sicario qui diventa stereotipo, cliché.
Al termine della visione, sorge il sospetto che Soldado sia in realtà, come Gomorra, un testosteronico pilota, un dilatato trailer di una serie tv prodotta da Netflix o da qualche altro big player dell’intrattenimento globale.

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