Diabolik

Clerville, anni ‘60. Diabolik è un ladro privo di scrupoli e di cui nessuno conosce la vera identità. Intanto in città arriva Lady Kant, affascinante ereditiera che porta con sé un famoso diamante rosa. Il gioiello, dal valore inestimabile, non sfugge all’attenzione di Diabolik che, nel tentativo di impadronirsene, rimane però ammaliato dal fascino irresistibile della donna. Ma ora è la vita stessa del Re del Terrore a essere in pericolo: l’ispettore Ginko e la sua squadra hanno trovato finalmente il modo di stanarlo e questa volta Diabolik non potrà salvarsi da solo.

Sulla carta, c’erano tutti gli ingredienti per il film perfetto. La regia dei Manetti Bros., conoscitori della cultura pop, di quella fumettistica e dei meccanismi della comunicazione di genere. Interpreti algidi (Luca Marinelli – Diabolik), fascinosi (Miriam Leone – Eva Kant), calzanti (Valerio Mastandrea – Ginko). Secondi ruoli affidati a bravi attori (Alessandro Roja, Claudia Gerini, Serena Rossi, Pier Giorgio Bellocchio).

Ma nel momento di passare dalle premesse al risultato qualcosa si è inceppato. Quali sono i problemi di Diabolik? Innnanzitutto, il peccato capitale per un film d’azione: i momenti action sono flosci, banali, quasi noiosi. I momenti che dovrebbero adrenalinici, coinvolgenti risultano amorfi, piatti.

Diabolik dice tanto, mostra poco

La sceneggiatura dei Manetti e di Michelangelo La Neve pecca per eccesso di verbosità: dice tanto anziché mostrare. Altro nodo: se ogni interprete fa quello che deve fare (la Leone è seducente, Mastandrea rigoroso, Roja viscido e così via) il personaggio principale non emana alcun fascino. Marinelli gli imprime una recitazione meccanica, robotica.

Diabolik

Funzionale a un criminale senza scrupoli o sentimenti, ma che cozza quando Diabolik s’innamora di Eva: la transizione da killer gelido a uomo innamorato è poco plausibile, non congruente con il personaggio come ci viene presentato nel film. Difficile per lo spettatore entrare in empatia con lui.

Diabolik come James Bond

Diabolik è coetaneo di James Bond (entrambi sono del 1962 – nel senso che il primo 007 cinematografico è di quell’anno) e con l’agente segreto inglese ha tanto in comune, nel fumetto. Entrambi sono seducenti, abilissimi, spietati nel raggiungimento delle loro missioni. La differenza è che Diabolik milita nelle armate delle tenebre, Bond in quelle dei buoni, ma il confne sarebbe sottile. L’anti-eroe del fumetto è un ibrido tra Cary Grant, Sean Connery, Arsenio Lupin e Fantomas.

Il Diabolik versione 2021 è poco diabolico, poco oscuro. Alla fine sembra più un accorto svaligiatore e assassino che il temuto e leggendario Re del Terrore. Non a caso i picchi più alti il film li raggiunge quando fa interagire Diabiolik ed Eva: la loro chimica in alcuni momenti è incendiaria, sottolineata dalla colonna sonora “hitchcockiana” di Pivio e Aldo De Scalzi.

Print Friendly, PDF & Email
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi