Doctor-Strange-nel-Multiverso-della-Follia

In Doctor Strange nel Multiverso della Follia Stephen Strange (Benedict Cumberbatch), Wong (Benedict Wong) e Wanda (Elizabeth Olsen), nota come Scarlet Witch, devono affrontare l’immensità del Multiverso. Un concetto – a detta dello stesso Strange – di cui si sa ben poco. Grazie all’aiuto di alleati mistici, Dottor Strange questa volta affronterà le realtà alternative del Multiverso, che si riveleranno sconvolgenti e pericolose. Scopo della missione è sconfiggere un misterioso nemico…Il famoso (famigerato, per altri) Marvel Cinematic Universe prosegue il suo percorso. Con passo ineluttabile, direbbe Thanos. Tuttavia l’impressione è che il meccanismo si stia inceppando. Dei 8 film della fase 4 del MCU finora usciti, solo uno, Spider-Man: No Way Home, si è rivelato all’altezza del canone. Black Widow, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli ed Eternals sono stati deludenti, ognuno con una diversa gradazione di insoddisfazione.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia e nel travagliato iter produttivo

E Doctor Strange nel Multiverso della Follia? Di sicuro ha suo favore non ha giocato il travagliato iter produttivo. Scott Derrickson, regista di Doctor Strange (2016) ha abbandonato l’impresa per divergenze creative. L’imperversare del Covid ha ostacolato le riprese. Diverse sequenze sono state realizzate praticamente a ridosso dell’uscita. Anche la sceneggiatura di Michael Waldron è il risultato finale di più riscritture (e si sente).

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Doctor Strange nel Multiverso della Follia teaser poster

Per fortuna alla regia c’è Sam Raimi. Il quale dimostra in maniera matematica la differenza tra un professionista di talento e un semplice metteur en scene. Raimi, come Derrickson peraltro, viene dall’horror, oltre che dalla prima trilogia di Spider-Man (quella targata solo Sony). Tuttavia le gabbie creativo-produttive del sistema Disney/Marvel sono rigide e le regole, tutto sommato, chiare. Va bene essere creativi e originali, ma questi sono blockbuster, sono fatti per incassare e far vendere il merchandising.
Risultato? Il film non è un horror, dato che gli elementi del genere sono smussati, annacquati. La trama s’ingarbuglia spesso e ogni nuovo scenario narrativo viene spiegato in maniera quasi pedante. Il contrario di quello “show don’t tell” che è sempre stato il segreto di certo cinema di genere, ma non solo. L’estro visivo di Raimi è innegabile, ma solo a tratti può dispiegarsi a tutto spiano.

L’aver imboccato la strada del film con più protagonisti (nonostante il titolo, Strange deve condividere la scena con altre figure chiave) fa scontare a questo film il peccato originale di questa scelta. Vale a dire l’uso di una specie di “manuale Cencelli”, per cui ogni personaggio (in questo caso 3: Strange, Wanda e America Chavez) deve avere un minutaggio e un peso narrativo pari o simile a quello degli altri. Sarà per questo che i fillm Sony/Marvel di Spider-Man appaiono migliori? Oppure l’ineluttabile MCU si sta incartando su se stesso e producendo non multiversi, ma brutti cloni delle fasi iniziali?

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