La mummia è quella della principessa egizia Ahmanet (Sofia Boutella), sepolta viva nelle profondità del deserto mesopotamico per aver ucciso il padre. Duemila anni dopo, i soldati americani Nick Morton (Tom Cruise) e Vail (Jack Johnson) per caso riportano alla luce la tomba e disotterrano la mummia di Ahmanet, insieme all’archeologa Jenny Halsey (Annabella Walsey). Trasportata in Inghilterra, Ahmanet si risveglia e trasforma Londra nella base per far scendere le tenebre del male sul mondo.
Che Hollywood sia in crisi d’idee da decenni è ormai un luogo comune. Remake, sequel e reboot cominciano a scricchiolare e allora le major puntano sulla strategia del franchise. La Disney ha la saga Marvel cui attingere, la Warner procede con alterne fortune spolpando il mondo DC Comics. La Universal, buon’ultima, guarda al suo glorioso, remoto passato, quando negli anni Trenta del secolo scorso era la “casa degli orrori” con i suoi Dracula, Frankenstein, l’Uomo Lupo, il Fantasma dell’Opera, la Mummia, l’Uomo Invisibile etc
Il progetto si chiama Dark Universe e l’idea è di riprendere quelle iconiche figure in storie ambientate ai giorni nostri, magari mescolate tra di loro. Avessero studiato più storia del cinema e meno marketing, forse gli executive si sarebbero resi conto che anche la “vecchia” Universal, negli anni Quaranta e Cinquanta, a un certo punto puntò su questi cross-over (Dracula, Frankenstein e l’Uomo Lupo nella stessa pellicola), ma perché il filone era stanco e le idee languivano. Tanto è vero che la stessa formula (più mostri al costo di un solo biglietto) finì parodiata nei film di Gianni e Pinotto sempre marcati Universal…
Tornando alla Mummia versione 2017, bisogna dire che il Dark Universe parte male. L’errore, in questo caso, è quello di aver innestato su un film horror-avventuroso il genere “film con Tom Cruise”. La componente orrorifca peraltro è annacquata, quella avventurosa banale e quella “Tom Cruise” azzoppata da una sceneggiatura (di David Koepp, Christopher McQuarrie e Dylan Kussman) povera di ironia e originalità.
Il film di Alex Kurtzman è un minestrone di citazioni da film, serie tv, opere letterarie (a un certo punto compare anche un personaggio, interpretato da Russell Crowe, del tutto sprecato) cui è difficile abbandonarsi: Cruise (che quando vuole e il film lo richiede sa recitare) mette il pilota automatico e passa la maggior parte del tempo, come i suoi colleghi, a urlare e correre. Ma urla e corse non riescono a occultare il vuoto.
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