IT è un’entità malvagia che si materializza ogni 27 anni nella immaginaria cittadina di Derry seminando terrore e morte, assumendo le fattezze del clown Pennywise.
Nel giugno 1989, al suo risveglio, IT-Pennywise comincia a rapire e uccidere bambini e adolescenti, tra cui il piccolo Georgie, fratello minore dell’adolescente Bill Denbrough. Bill e altri ragazzi, il Club dei Perdenti, cominciano a essere braccati da Pennywise, che assume le forme delle loro paure (clown, lebbroso, ragazzo senza testa eccetera). Intanto la cappa dell’orrore e della mostruosità che cala su Derry si fa sempre più pesante.

https://www.youtube.com/watch?v=SFCRzo6bl6s

Il massiccio romanzone di Stephen King era stato già trasposto nel 1990 in una miniserie tv in due puntate. Il film diretto da Andy Muschietti (su sceneggiatura di Chase Palmer & Cary Fukunaga e Gary Dauberman) riprende l’idea della serie, con la divisione in due parti (il capitolo secondo uscirà nell’autunno 2019), ognuna con una precisa ambientazione temporale: gli anni Ottanta nel primo film, quelli odierni nel prossimo (il romanzo invece mescolava i due piani, mostrando Bill e gli altri sia da ragazzi sia da adulti, sempre in lotta con Pennywise).
Nell’affrontare la “summa kingiana” Muschietti fa un discreto lavoro, mescolando avventura, fantasy, horror, romanzo di formazione. Usa un po’ tutti gli stereotipi e le situazioni del genere (case infestate, porte che scricchiolano, apparizioni improvvise, effetti speciali sanguinolenti) per raggiungere un duplice scopo: far sobbalzare e spaventare lo spettatore (attenzione alla differenza) da una parte; creare un prodotto di genere che sia anche mainstream, a uso e consumo del pubblico più largo possibile (dai 14-17 anni in su) dall’altra.
Questo IT quasi per tutti, fa davvero paura? Come detto, la regia tira bene i fili della tensione, portando il film più sui binari del thriller che dell’horror. Quindi no, non fa davvero paura. Non lascia dentro le sensazioni sgradevoli e inquietanti di capolavori come L’esorcista o La casa dalle finestre che ridono (e ognuno ci aggiunga i suoi preferiti). Conclusa la visione, resta l’impressione di una produzione ben architettata, ma senza picchi e originalità.

Print Friendly, PDF & Email
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi