Associazione Italiana Registi

Su Genio & Impresa, il web magazine di Assolombarda, il regista Luca Lucini e il collega Nicolò Bravetta, dell’Associazione Italiana Registi, (AIR3) illustrano la loro iniziativa a favore della ripresa per il settore del cinema e dell’industria degli audiovisivi.
Proposta che presto arriverà sul tavolo del ministro Dario Franceschini. La parola d’ordine è Made in Italy: tax credit e logo di riconoscimento per coloro che produrranno direttamente in Italia in modo da valorizzare i talenti e il territorio del Bel Paese

“Per far ripartire il mondo della pubblicità e del cinema italiano dopo il Covid abbiamo pensato a un credito d’imposta per quelle aziende che sceglieranno di girare spot 100% italiani”.
Questa l’iniziativa pubblicata sul web magazine di Assolombarda Genio & Impresa (genioeimpresa.it) di Lucini, autore del film L’impresa di servire l’Italia, realizzato in occasione dell’Assemblea Generale di Assolombarda 2019 con protagonisti gli attori Filippo Nigro e Giuseppe Cederna.

Come spiega Lucini, sostenuto dal collega Bravetta, l’Associazione Italiana Registi, “produrre direttamente in Italia, oltre a valorizzare il talento degli attori, degli addetti e il territorio del Bel Paese, potrebbe rappresentare un punto fondamentale per la ripresa di un settore che, secondo i dati Nielsen, nel 2019 ha generato 7 miliardi di euro e che coinvolge 2mila imprese e 20mila addetti ai lavori costretti a fermarsi durante i tre mesi dell’emergenza sanitaria”.
Ma non è tutto. “L’idea è quella di creare una sorta di logo per poter premiare quei clienti pubblicitari e quelle produzioni che si avvarranno al 100% di tutta la filiera italiana per girare uno spot. Al di là del logo di cui le aziende potranno fregiarsi e di un notevole ritorno di immagine, vorremmo che ci fosse anche un beneficio fiscale, riconosciuto, un tax credit, come avviene nelle produzioni cinematografiche. Stiamo confrontandoci con la Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA) e l’obiettivo è presentarla al ministro”.

Spiega Lucini: “Con la fine delle restrizioni ci sono stati dei segnali di ripresa dal mondo del cinema. Alcune delle produzioni bloccate sono ripartite con grandi danni economici, mentre i film che dovevano uscire nelle sale durante il periodo di lockdown andranno in coda alle nuove pellicole. Partendo dal presupposto che il 30% delle produzioni vanno all’estero a registrare perché risulta più economico e con meno burocrazia, un’inversione di tendenza vorrebbe dire avvalersi e valorizzare registi, attori, tecnici, musicisti e maestranze italiane”.
Inoltre, “l’iniziativa potrebbe rappresentare una grande possibilità di ripresa per il settore alberghiero e della ristorazione che sono stati tra i più colpiti dalla pandemia e una grande opportunità formativa per i giovani talenti costretti molto spesso ad andare all’estero per lavorare”.

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