Nope

Nope. Un “no” enfatizzato. Una negazione forte. E cosa negano i protagonisti del nuovo film di Jordan Peele? A cosa dicono no?
Uno degli ostacoli, dei no, che si frappongono a chi vuol parlare del nuovo film di Jordan Peele è la trama. O meglio, il non poter/voler svelare troppo della trama per non rovinare il piacere della visione.
La sinossi ufficiale recita che al centro della storia ci sono tre persone, interpretate da Daniel Kaluuya, Keke Palmer e Steven Yeun, che vivono in una gola della California e si ritrovano a essere testimoni di una scoperta tanto incomprensibile quanto inquietante.

Nope all’incrocio di generi

Oj ed Em (Kaluuya e Palmer rispettivamente) sono fratelli e cercano di portare avanti l’attività di famiglia: un ranch in cui si affittano cavalli per le produzioni hollywoodiane. Un tempo western, ora al massimo spot tv.
Un loro antenato fu il primo nero a comparire, secondo loro, in qualche modo sullo schermo: era lui in sella al cavallo nell’esperimento fotografico di Eadweard Muybridge The horse in motion.
Cavalli, movimento, macchina fotografica che diventa macchina da presa. E business. Anzi, showbusiness, come il finto villaggio western-fiera delle illusioni gestito da Brian (Yeun). Ex attore bambino in una sitcom, Brian ha monetizzato la sua popolarità nella sua fiera a tema, coinvolgendo anche la famiglia. Ma il pezzo forte del suo show è anche il più pericoloso.
Con Nope, Peele lavora non tanto sul sociale (come in Scappa-Get Out e Noi) quanto sul cinema. Cinema puro, come una volta, estinto nell’immaginario collettivo, ma ancora in grado di reincarnarsi. Di reintrodursi nella macchina dello showbiz più bieco e commerciale.

Nope non è un film teorico

Non a caso un elemento-chiave a un certo punto sarà una macchina da presa a manovella, di quelle da museo. E gli echi dell’horror classico, costruito sull’accumulo di indizi inquietanti e tensione, fino all’esplosione dell’orrore, si mescolano a quelli della fantascienza e soprattutto del western. Quello con gli eroi a cavallo, l’intrepida eroina e la musica travolgente.
Nope non è un film teorico, non vuole discettare sul cinema, la visione, il guardare/non guardare etc. Lo fa in maniera sottile, ma senza mai smettere di essere un grande spettacolo, con i suoi momenti di tensione come di raccapriccio e di umorismo. Cinema allo stato puro.

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