Shang-Chi-e-la-leggenda-dei-Dieci-Anelli

Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli è un film prodotto dagli Usa (dalla Disney/Marvel o Marvel/Disney se preferite), ambientato in Cina e interpratato in maggioranza da attori orientali.
Negli anni Settanta del secolo scorso, con l’esplosione dei film di Bruce Lee, grandi e piccoli soggetti dell’entertainment decisero di cavalcare la tigre.

Il fenomeno riguardò soprattutto l’universo della allora serie B (fumetti, tv, cinema di genere e di parodia etc).
Sbocciarono così non i cento fiori di Mao, ma telefilm (Kung-Fu), produzioni ibride in ogni senso (La leggenda dei sette vampiri d’oro), parodie (Ku-Fu? Dalla Sicilia con furore).
Mentre Bruce Lee si batteva con Chuck Norris dentro il Colosseo, la Marvel mandava in edicola The Hands of Shang-Chi: Master of Kung Fu. In Italia si chiamò Shang-Chi: maestro del Kung Fu e aveva un volto, qui come negli Usa, ispirato a Bruce Lee.
Questo excursus ci porta al giorno d’oggi e all’arrivo in sala di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, sempre battente bandiera Marvel, ma come provincia dell’Impero del Topo. A sua volta pronto a stringere alleanza con il Nuovo Impero Cinese.

Shang-Chi-e-la-leggenda-dei-Dieci-Anelli
Katy (Awkwafina) e Xialing (Meng’er Zhang) in Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli.
La trama di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli

Quando lo incontriamo, Shang-Chi (Simu Liu) si fa chiamare Shaun e vive alla giornata in simbiosi con l’amica fraterna Katy (Awkwafina). Un giorno il passato di Shang-Chi bussa alla porta, anzi la sfonda con la canonica scena d’azione adrenalinica in cui Katy e gli spettatori scoprono chi si nasconde sotto la paciosa e inoffensiva maschera di Shaun.
I due devono andare in Cina, prima a Macao poi in una terra incantata e inaccessibile che ricorda Brigadoon, per fronteggiare l’organizzazione criminale dei Dieci Anelli. Ma il quadro non è così semplice.

Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli: l’America produce, la Cina dirige

Come detto, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli è un film Made in Usa. Capitali statunitensi, regia Usa (Destin Daniel Cretton, che firma anche la sceneggiatura con David Callaham). Ma gli attori occidentali sono pochini e ridotti a figure o utili alla vicenda (l’Aiutante delle favole) o di puro contorno.
Anche parole e gesti (non parliamo dele coreografie dei combattimenti) suonano poco occidentali Le effusioni somo poche e limitate. La figura dell’autorità paterna o ancestrale è comunque rispettata qualunque cosa combini (dettato confuciano?). Il Cattivo non è unidimensionale e il Grande Cattivo discretamente amorfo.
Inoltre Shaun e Katy pur essendo cinesi sembrano poco affezionati al Paese lontano, salvo riscoprire e rinsaldare le radici quando vi sbarcano.
Il soft power marcato Pechino sembra aver capito che come diceva Sun Tzu non c’è sempre bisogno di schierare le armate per vincere. Ormai basta conquistare le menti e i cuori, oltre che i portafogli, degli occidentali. Senza sparare un colpo (tra l’altra in Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli la canonia battaglia decisiva si combatte senza armi da fuoco..).
Ulteriore dettaglio: tra i maghi collaterali, non c’è il Doctor Strange, ma Wong. Casualità?

Film pensato più per le platee cinesi che per quelle euroamericane, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli appare come uno dei tanti segnali dell’inizio del Nuovo Impero Cinese.
Pensate che questa sia un’analisi strampalata e che un film sia solo un film? Allora diremo che Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli è un discreto film d’azione nel solco dell’oliatissimo Marvel Cinematic Universe. Uno o più gradini sopra Black Widow.

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