The Hateful Eight, gli odiosi (ma anche pieni di odio) otto. Il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell); la sua prigioniera, Diasy Domergue (Jennifer Jason Leigh) destinata alla forca; un collega di Ruth, il maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), un reduce di colore della Guerra di Secessione; il prossimo sceriffo di Red Rock, Chris Mannix (Walton Googgins); Bob il messicano (Demian Bichir); il boia, Oswaldo Mobray (Tim Roth); il mandriano, Joe Gage (Michael Madsen); il generale sudista Sandy Smithers (Bruce Dern).
the-hateful-eight 2Costretti da una tempesta di neve a rinchiudersi in un emporio in mezzo alle montagne del Wyoming, gli otto iniziano un gioco in massacro, dove tutti mentono e nessuno o quasi è chi dice di essere.
The Hateful Eight non è un western nello stesso senso in cui, per esempio, non lo era Mezzogiorno di fuoco: in entrambi i film c’erano gli elementi del genere (gli ambienti, i duelli, lo sceriffo contro i delinquenti etc.) ma la sostanza aveva poco a fare con il West e la sua epica forgiata dalla letteratura e dal cinema.
the-hateful-eight 3Quentin Tarantino (che firma soggetto e sceneggiatura) è all’ottavo film e al 52esimo anno di vita e ha ormai una sapienza registica e di messa in scena raffinatissima. Stavolta la sua cinefilia – che non è quella un po’ snob dei cinefili duri e puri, ma quella dell’appassionato divoratore, meglio se di produzioni basse e seriali – ha convinto la produzione a rispolverare un formato (il 70 millimetri Ultra Panavision, visibile per ora solo in 3 sale, a Melzo, Bologna e Roma) sfoderato negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso dalle superproduzioni per arginare l’emorragia di spettatori a favore della televisione.
Anche The Hateful Eight è pieno di emorragie, così come di sangue che scorre (con Roth, assai somigliante a Christoph Waltz nella caratterizzazione del personaggio, che come nelle Iene si ritrova coperto di emoglobina) e violenza. Tuttavia non è un film nostalgico. Tarantino sa che ormai la partita è persa, che il suo film era già online “piratato” a meno di 24 ore dal debutto nelle sale USA, che il cinema-cinema sarà sempre più una faccenda per pochi e così via.
the-hateful-eight 4E allora che fa? Rilancia alla sua maniera. Giganteggia, largheggia, “spreca”. Usa un formato abnorme, con cui poteva mostrare tempeste e fenomeni naturali da far impressione per una storia ambientata quasi per intero in un unico ambiente, in cui le persone parlano e sparano a raffica (i dialoghi, come sempre, sono da incorniciare). Gira un film di serie B con un budget da serie A, saccheggia Agatha Christie, il John Carpenter della Cosa, Sergio Leone, Samuel Fuller (la statua del Crocifisso ligneo all’inizio de Il grande uno rosso), i Coen di Fargo, Ombre rosse, gli horror splatter e quant’altro vogliate citare e scovare.
the-hateful-eightLa colonna sonora di Ennio Morricone contribuisce a questo spiazzamento: non musiche “alla Morricone/Leone”, ma sonorità distese, ampie, di grande respiro sinfonico, innervate nella pellicola.
The Hateful Eight non è il suo film migliore, ma un grande film, orchestrato con senso della suspense e un finale a suo modo epico. Come Orson Welles, Tarantino pensa che “il cinema è il più bel trenino elettrico mai stato inventato”, è felice di guidare quel trenino e noi di essere a bordo con lui.

Twitter @carlo_far

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