Sono passati molti anni da quando Tarzan (Alexander Skarsgård), all’anagrafe John Clayton III, Lord di Greystoke, ha lasciato la giungla africana per recarsi a Londra con sua moglie Jane (Margot Robbie).
L’ex re della giungla viene inviato in Congo come emissario del governo inglese insieme all’americano George Washington Williams (Samuel L. Jackson), senza sapere che si tratta di un complotto orchestrato dal mercenario belga Leon Rom (Christoph Waltz) per catturarlo e consegnarlo al capo indigeno Mbonga (Djimon Hounsou).

Il personaggio ideato da Edgar Rice Burroughs nel 1912 è stato portato uno schermo una cinquantina di volte circa. La versione diretta da David Yates e sceneggiata da Adam Cozad e Craig Brewer non brilla per originalità, anzi.
Il sospetto è che i 180 milioni di dollari di budget siano stati spesi per la maggior parte nella ricostruzione digitale degli ambienti: tutti gli animali sono stati generati dalla computer graphics, così come palazzi, navi, forse anche pezzi della giungla congolese.

Il risultato è un racconto algido, che scalda poco il cuore e non distoglie la mente dalla grossolana ricostruzione storica e naturalistica. Le dinamiche e le interazioni dei personaggi sono abbastanza stereotipate, con una Jane proto-femminista (perché non darle anche il gagliardetto da suffragetta, già che c’erano?), l’amicizia virile tra Clayton e Williams, le leggi della giungla e così via.
Di solito a salvare la baracca, in questi casi, è il villain, il cattivo, ma Waltz, per quanto bravo, si limita a ricalcare, pure lui, i cliché, senza sforzi ulteriori. Anche la sua arma non convenzionale, parente di quella dei nemici di James Bond, è sprecata, venendo usata poco e male.

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