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24 Febbraio 2020

Tolo Tolo: il volo di Checco Zalone e Luca Medici


Non compreso da madre patria, Checco trova accoglienza in Africa. Ma una guerra lo costringerà a far ritorno percorrendo la tortuosa rotta dei migranti. Lui, Tolo Tolo, granello di sale in un mare di cacao.

“L’italiano, nella sua qualità di personaggio comico, è un tentativo della natura di smitizzare se stessa. Prendete il Polo Nord: è abbastanza serio preso in sé. Un italiano al Polo Nord vi aggiunge subito qualcosa di comico, che prima non ci aveva colpito. Il Polo Nord non è più serio. La vastità della superficie ghiacciata è eccessiva. A che serve? Perché? Non si può far niente per rimediare? Pensa il personaggio comico italiano”.

La riflessione di Ennio Flaiano nasceva dalla visione di Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?, ma bene fotografa il personaggio di Checco Zalone. Una figura che quando entra in un contesto lo destabilizza, lo terremota sempre partendo non dalla fatidica domanda “Cosa ci faccio qui?”, ma “Cosa può fare questo posto per me?”.
Non a caso in uno dei momenti chiave di Tolo Tolo Checco conciona i migranti con un esplicito “Non chiedetevi cosa può fare l’Italia per voi… e basta”.

Tuttavia c’è Checco Zalone e c’è Luca Medici, l’uomo dietro la maschera di Checco, che firma regia e sceneggiatura (con Paolo Virzì) di Tolo Tolo. Virzì, da cultore della tramontata commedia all’italiana, inietta nella sceneggiatura le sue passioni (i richiami al film di Ettore Scola e ai tanti volti di Alberto Sordi sono evidenti, quasi plateali). Medici invece vuole volare alto, uscire dai confini geografici e mentali entro cui si è mosso finora Checco, vincendo sempre a mani basse.

Tolo Tolo è un “folle volo” dantesco o degno di Icaro? In parte sì. La struttura narrativa del film è tripartita: una prima parte in Italia; una seconda, più lunga e complessa, in Africa; una terza di nuovo nel Belpaese. La testa e la coda sono “Checco Zalone doc”, con personaggi strampalati, scenari stravolti, fughe dal piccolo mondo provinciale e così via.
La parte centrale è quella in cui l’autore cerca di fondere il cinismo sordiano di Checco e l’ambizione autoriale di Medici. Una fusione calda che però non fuziona del tutto e che spesso cade in momenti di stanchezza, stiracchiati.
Quando però Checco strappa il volante a Medici, sempre nella parte africana, il film di nuovo decolla, gettando a mare remore e incertezze.

La vera domanda, a questo punto, è se il pubblico seguirà Zalone-Medici anche in questo esperimento bizzarro, non del tutto riuscito, ma vivace e coraggioso.

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